Cercheremo formaggi strani che non pensavate potessero esistere, da animali che solitamente non associamo al formaggio e da paesi che ci rimandano a tutto fuorché a questo prodotto tipico.

Siete pronti?

Partiamo dall’inizio: se pensiamo che i primi ritrovamenti di formaggio sono di origine mesopotamica, nel III millennio a.C., possiamo capire quanto la nostra storia sia legata al prodotto caseario per eccellenza.

Una storia così longeva crea un legame con le culture che lo hanno creato e che, proprio grazie ad esso, hanno sviluppato delle caratteristiche uniche regalandoci oggi dei formaggi particolari da assaporare e apprezzare.

Il formaggio come patrimonio dell’Unesco

Tanta è l’importanza del formaggio che addirittura l’UNESCO ha deciso di proteggere la sua tradizione iscrivendo alcuni piatti in cui la nostra pietanza diventa parte fondamentale.

È il caso del piatto giordano Al Mansaf, un composto di agnello, cotto in salsa a base di formaggio kashk (con latte di pecora o di capra) e servito con riso.
Come da tradizione tipicamente araba, viene posizionato al centro del tavolo per consentire ai commensali di condividerlo insieme e, proprio per questo motivo, l’UNESCO ha deciso di inserire questo formaggio particolare come patrimonio universale perché “veicola un profondo senso di identità e coesione sociale unitamente allo stile di vita agro-pastorale un cui carne e latticini sono facilmente reperibili”.

 

Il formaggio che sembra una mou gigante

Dal caldo arabo si passa al freddo norvegese dove troviamo il Geitost un formaggio che per le sue peculiarità si è meritato un Presidio Slow Food a tutela della sua storia che risale a circa cinquecento anni fa.

Si presenta come una mou gigante o una grande saponetta anche per il suo colore marrone che inizierà a stupire la vostra vista; colorazione dovuta alla cottura (40° C per una decina di ore) che cristallizza il lattosio nel latte provocando appunto il colore di questo formaggio particolare.

La vera sorpresa, però, sarà il suo sapore perché quando lo assaggerete vi riempirà il palato con delle note di dolce caramellato. 

Nella cultura scandinava si mangia tradizionalmente con fette di pane caldo e sottili tagli di formaggio.

Un gomitolo? No, un formaggio!

Riprendiamo il nostro viaggio immaginario per volare in Messico, dove è possibile mangiare un formaggio strano dalla forma incredibile: il “queso Oaxaca” o “quesadillo queso” o “formaggio filante di Oaxaca”.

Si presenta proprio come un gomitolo di lana e deve la sua particolare forma ai filmaneti di pasta bianca, semi-molle, che può ricordare un po’ la mozzarella.

È un prodotto molto versatile, si usa sui nachos, con il chili, fuso o anche da solo.

Il Giappone che non ti aspetti

Il Giappone non è riconosciuto come un grande produttore e consumatore di formaggio anche per la diffusa intolleranza al lattosio e, se pensiamo che nel secolo scorso il consumo medio di formaggio nel Sol Levante era di 0,9 grammi per persona, mentre in Europa di 17 chili con picchi di 25 in Francia, si capisce bene come non faccia parte della sua cultura. 

Eppure, ogni volta che il Giappone si mette in gioco lo fa per primeggiare. È il caso del “Sakura Cheese” un prodotto relativamente nuovo (metà degli anni ‘70) che proviene da Hokkaido, la parte più settentrionale dell’isola.

È simile al Camembert, stagionato e guarnito con fiori di ciliegio in salamoia.

Proprio da questa lavorazione deriva il suo nome “Sakura” che vuol dire ciliegio ed è uno dei simboli del Paese. È stato il primo formaggio giapponese a vincere la medaglia d’oro nella “Mountain Cheese Olympics” ad Appenzell in Svizzera.

Serbia d’élite

Non può esserci un elenco dei formaggi particolari senza citare la Serbia e il suo prodotto di eccellenza: il Pule.

Il formaggio serbo ha avuto un grande risalto mediatico perché il suo costo arriva a circa 1.300 euro al chilo, un vero record.

È un formaggio a pasta bianca, friabile nella consistenza, ricco,terroso e non molto stagionato.

Il suo astronomico prezzo è dovuto al processo di produzione: solo le asine cresciute nei Balcani - nella zona di Zasavica - possono partecipare a questa produzione e, per realizzare 1kg di prodotto servono 25 litri di latte.

Un’asina mediamente riesce a produrre 1,5-2 litri al giorno (una mucca ne produce 60) divisi in 3 mungiture giornaliere che, per la tipologia di lavorazione deve essere fatta a mano.

Se avete la possibilità di assaggiarlo, sarete tra i pochi che possono dire di aver mangiato un formaggio davvero particolare che ha 60 volte più vitamina C del latte di mucca e soltanto l’1% di grasso. Il prezzo e la lavorazione fa di questo formaggio particolare uno dei più pregiati al mondo.

Non tagliato, raschiato

Tappa d’obbligo: la Svizzera, dove la cultura del formaggio è parte integrante dell’identità del popolo. Qui troviamo il Tête de Moine DOP, letteralmente “testa di monaco”, un formaggio semiduro a forma cilindrica.

Si trovano tracce del formaggio già nel XII secolo nell’abbazia di Bellelay dove i monaci erano soliti raschiarlo con un coltello posto in orizzontale.

Oggi si usa con la girolle o pirouette che rende il semplice “mangiare un formaggio” in una tradizione che appaga tutti i sensi: la vista, grazie alle particolari rosette create dalla raschiata, l’olfatto con il profumo che si scatena con il contatto con l’aria, il tatto con la delicata composizione delle rosette, l’udito grazie al passaggio della lama sul formaggio e, ovviamente il gusto con il suo sapore squisito e delicato.

Il nostro viaggio tra i formaggi particolari in giro per il mondo termina qui, per ora, ma avremo modo di provare altri formaggi dal mondo.